Il Fasto e la Ragione
Arte del Settecento a Firenze
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Firenze,
Galleria degli Uffizi
30 maggio –
30 settembre 2009 13 dicembre 2009
Curatori: Carlo Sisi e Riccardo Spinelli
Con l’estinguersi della dinastia medicea (1743), Firenze non perse il suo prestigio di capitale della cultura e delle arti grazie al successivo governo dei Lorena, che conferì alla città il profilo internazionale richiesto dalla politica dell’Illuminismo.
La mostra è la prima panoramica complessiva dei principali eventi artistici del Settecento a Firenze. Si tratta di 120 tra dipinti, sculture, oggetti e arredi delle grandi decorazioni pubbliche e private, opere che ripercorrono l’intero secolo registrando in chiave spettacolare le oscillazioni del gusto dal tardo barocco al neoclassicismo.
L’esposizione inizia dalle committenze di Cosimo III e del Gran Principe Ferdinando de’ Medici che aprono la città ad artisti forestieri come Sebastiano Ricci e Giuseppe Maria Crespi. Favoriscono la scultura (con personalità come Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi) e sviluppano le manifatture degli arazzi e delle pietre dure.
In questo contesto, le famiglie dell’aristocrazia fiorentina svolgono un ruolo di grande evidenza: i Gerini per la diffusione del vedutismo, i Ginori per la celebre manifattura delle porcellane di Doccia, i Corsini per la loro costante relazione con la Roma pontificia. Tutti episodi che contribuiscono a definire l’immagine di una città vitale e aggiornata, crocevia di molte esperienze e laboratorio di originali produzioni artistiche.
Estinti i Medici, Pietro Leopoldo di Lorena trasferisce in Toscana la versione europea del rococò e del neoclassicismo, e lo spirito riformista imposto dalle teorie illuministe anche nelle arti figurative. A Firenze si forma così una nuova élite di committenti fra cui spiccano i residenti stranieri (ad esempio l’inglese Horace Mann).
Anche grazie a loro, Firenze diviene tappa obbligata del grand tour. Gli artisti toscani ne ricevono vantaggi, soprattutto i moderni vedutisti (tra gli altri l’inglese naturalizzato Thomas Patch e Giuseppe Zocchi). I viaggiatori stranieri preferiscono il repertorio delle galanterie e delle vedute tradotte in pietre dure dal rinnovato Opificio dei Siriès.
Il granduca si dimostra protettore delle arti. Riforma gli statuti dell’Accademia, in cui operano artisti di notevole livello come Pietro Pedroni, Innocenzo Spinazzi, Francesco Carradori. Dà impulso ai cantieri delle residenze granducali – prime fra tutte la reggia di Palazzo Pitti e la villa di Poggio Imperiale – e incentiva lo studio dell’antico trasferendo da Roma a Firenze lo spettacolare gruppo scultoreo della Niobe.
In questo clima di fervore civico e culturale giungono a Firenze i francesi François-Xavier Fabre, Bénigne Gagnereaux, Louis Gauffier e Jean-Baptiste Desmarais cacciati dalla Roma pontificia dopo l’uccisione del diplomatico Nicolas de Basseville. Essi portano in città la versione internazionale del neoclassicismo, contribuendo alla ‘riforma’ del ritratto, della veduta, del quadro di storia alla vigilia dell’insediamento della corte napoleonica (1799).
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