"l'Arma per l'Arte"
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Cristina Acidini Luchinat
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico edEtnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Con questa mostra “L’Arma per l’Arte” – Aspetti del Sacro ritrovati nella Sala Bianca di Palazzo Pitti e nelle sale adiacenti, chiude davvero in bellezza un programma di mostre che ha attraversato il 2009 nei musei del Polo Museale Fiorentino, trovando in questa edizione di “Un anno ad arte” (così come nelle edizioni passate) il fondamentale partenariato dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze presieduto da Michele Gremigni, e di ‘Firenze Musei’, espressione della nostra concessionaria ATI-Giunti. Con in più un partner nuovo ed eccezionale: l’Arma dei Carabinieri e in particolare il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla cui guida è oggi preposto il Generale di Brigata Giovanni Nistri. Vicino alle Soprintendenze e ai musei fin da quando si chiamava “Nucleo”, era capeggiato dal Colonnello (poi Generale) Roberto Conforti e si poneva al servizio del patrimonio ‘artistico’, il Comando ha deciso di festeggiare i quarant’anni di attività – e meglio non poteva decidere – dedicando al patrimonio trafugato e recuperato tre mostre che resteranno memorabili: sono quanto mai lieta che, dopo Napoli e Roma sia Firenze a ospitare l’esposizione conclusiva di questa terna, che il comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci ha così attentamente predisposto, con il totale avallo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il supporto del Centro Europeo per il Turismo nella persona del Presidente Giuseppe Lepore e della dottoressa Patrizia Andreasi Bassi.
Per la mostra si è scelto il prestigioso cuore della ‘reggia’ di Palazzo Pitti, a poche decine di metri dalla palazzina che fin dal 1995; sotto il mio predecessore Antonio Paolucci, è assegnata al Nucleo-Comando che ne ha fatto la base della propria meritoria attività focalizzata sull’Italia Centrale ma, a tutti gli effetti, di portata internazionale. E grazie all’accoglienza del direttore della Galleria Palatina Alessandro Cecchi, con i vicedirettori Stefano Casciu e Fausta Navarro e il personale tutto, l’esposizione si avvale della magnifica Sala Bianca con le sue adiacenze. Con i partner di un “Anno ad Arte”, si è onorati di aver reso possibile la mostra, in questa misura e con questa qualità, così da concludere a livelli adeguati la “trilogia” dopo Napoli e Roma. La curatrice Simona Pasquinucci, storica dell’arte del nostro Polo Museale, ha mantenuto fin dall’inizio dell’impresa proficui rapporti con il Comando, con gli organizzatori delle altre due mostre e con i prestatori, nonché assolto al compito di predisporre l’ordinamento e di curare il catalogo a più mani, con il rigore e la dedizione che le conosciamo. Le è stata a fianco con la sua grande esperienza, e di questo vivamente la ringrazio, la direttrice degli Uffici Ricerche e Catalogo Maria Sframeli.
Ho poi particolarmente gradito che si siano messi a disposizione anche i tanti operatori, dotati di grande esperienza, che svolgono attività nell’ambito dell’ATI concessionaria o orbitano nel nostro universo di eventi espositivi nazionali e internazionali. È ad esempio Arteria, punto di riferimento delle nostre necessità di qualificatissimi trasporti, che per impulso del presidente Alvise di Canossa si fa carico delle trasferte necessarie di opere e corrieri. È Opera Laboratori Fiorentini artefice dell’allestimento, con il coordinamento del nostro architetto Mauro Linari. E sono lieta che sia stato uno dei due editori dell’ATI concessionaria, “Sillabe” di Maddalena Winspeare, a guadagnarsi la fiducia dei responsabili dell’iniziativa pubblicando e distribuendo tutti e tre i cataloghi, compresi quelli delle tappe napoletana e romana.
Per il nostro catalogo in particolare sono grata a Monsignor Gianfranco Ravasi e a Monsignor Giuseppe Betori, che hanno voluto impreziosire l’opera con loro tanto autorevoli quanto sentiti contributi, ispirati dal punto di vista delle elevatissime cariche ecclesiastiche che rivestono.
La mostra Aspetti del Sacro ritrovati infatti concentra l’attenzione, come da titolo, sull’arte di soggetto o destinazione religiosa: pittura, scultura, arti applicate, codici. Disparati per tipologia, provenienza, età e autore, i manufatti riuniti in Sala Bianca e adiacenze a formare un autentico museo temporaneo hanno però un minimo comun denominatore: nell’arco degli ultimi quarant’anni sono stati trafugati dalle sedi di appartenenza e recuperati dal Comando dei CC. Ed è tanto istruttiva quanto preoccupante la casistica dei furti che vien proposta dal mosaico di storie, così diverse e così uguali, che gli oggetti narrano. Spesso da edifici sacri ancora retti da ordini monastici (sempre più esigui nei numeri, peraltro, e responsabili di complessi immensi come certose e abbazie); e in un caso addirittura da un santuario celebre e ben guardato com’è Sant’Antonio a Padova. Ma anche da musei, come accadde nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino o nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Certo, nel panorama internazionale non sono mancati episodi paragonabili: la Gioconda a Parigi all’inizio del secolo scorso, e poi ultimamente l’Urlo di Munch a Oslo, la Saliera del Cellini a Vienna, la Madonna Esterhàzy di Raffaello a Budapest subirono una sorte che sembrava impossibile, d’esser trafugate da musei ben custoditi e allarmati. E però anche d’esser recuperate attraverso efficaci procedure investigative, che proprio per Budapest – dove oltre alla Madonna erano stati rubati altri quadri dal Museo Nazionale – vide attivamente coinvolti nell’indagine internazionale i Carabinieri del Nucleo.
Le operazioni di recupero condotte dal Comando portano allo scoperto non solo le filiere delle singole vicende (costellate di particolari che suonano efferati per chi ama l’arte: pergamene trasformate in paralumi, miniature ritagliate, quadri fatti a pezzi…), ma anche sistemi di ricettazione che agiscono al di sotto della soglia della legalità, tratteggiando i contorni di un minuto commercio clandestino che però, talora, varca le soglie di qualche negozio illustre in Italia e all’estero. Ma mi fermo qui, per lasciare al catalogo la sua prerogativa narrativa e illustrativa.
Si esce dalla mostra con rinnovata ammirazione per il grado di specialismo e di efficacia che questo particolare corpo dei Carabinieri ha maturato nei quarant’anni di lavoro a fianco del Ministero dedicato alla tutela del patrimonio; con gratitudine per la sua azione instancabile, quotidiana, discreta, capace di costruire un immenso archivio di informazioni che l’accesso qui offerto alla “Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti” chiamata Leonardo consente di apprezzare pienamente.
E ci si conferma nella convinzione che non c’è tutela – specie territoriale – senza condivisione piena e completa con la società civile, poiché sono le comunità i primi e principali custodi dei beni loro pervenuti.