"l'Arma per l'Arte"
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Giuseppe Betori
Arcivescovo di FirenzeSi ha ragione di ritenere che proprio la qualità del patrimonio artistico ecclesiastico sia una delle ragioni che accrescono il rischio cui esso è continuamente soggetto di cadere preda di furti e rapine. Nessuno sarebbe interessato ad acquisire oggetti di dubbio valore, privi di richiamo estetico, prodotti di fattura dozzinale. Ne deriva che proprio l’eccellenza di quanto artisti e artigiani nei secoli hanno saputo comporre per le esigenze del culto cattolico costituisce l’attrattiva che opere d’arte sacra e suppellettili liturgiche esercitano su coloro che se ne vogliono appropriare per una fruizione privata, alimentando l’attività delittuosa di quanti si prestano a soddisfarne i desideri. Eppure la Chiesa non ha mai pensato di doversi sottrarre a tale funesta eventualità, magari deviando verso materiali di minor pregio o forme noncuranti della bellezza. Gli oggetti del culto sono per il Signore e a lui va il massimo della lode che la mente dell’uomo è capace di pensare e le sue mani di realizzare.
Parimenti vincolante per la Chiesa è anche un secondo aspetto che ahimè costituisce un vantaggio per chi vuole appropriarsi dei beni artistici ecclesiastici. Mi riferisco al fatto che essi, per loro natura, sono naturalmente esposti al contatto con il più grande numero di persone. Il culto della Chiesa non si svolge in luoghi segreti, né gli ambienti liturgici sono di norma chiusi al libero accesso; al contrario, scopo della Chiesa è quello di accogliere tutti coloro che nei suoi luoghi di culto vogliono incontrare Dio e offrire le sue azioni liturgiche alle più vaste assemblee. Così le immagini del culto come gli oggetti dei riti sono per se stesse esposte a tutti e a tutti offerti come strumenti dell’esperienza religiosa. Non si dipinge una Madonna per tenerla in una cassaforte, ma per esporla in continuità alla venerazione dei fedeli e di chiunque, anche lontano dalla fede, voglia ammirarla, magari anche con l’auspicio che lo sguardo da estetico possa tramutarsi in credente.
Va però anche sottolineato che il custode più valido delle opere artistiche contenute nelle nostre chiese è la stessa comunità cristiana cui esse sono destinate. Una comunità viva e vitale costituisce per se stessa uno scudo protettivo dal crimine in agguato. Una chiesa frequentata da fedeli in preghiera è meno vulnerabile di un’aula vuota di gente, in cui ogni malintenzionato può intromettersi senza essere osservato da nessuno. Una comunità piena di attività pastorali, che abita nel corso della giornata gli ambienti della parrocchia è una forte dissuasione per chi ha intenti criminosi. In tale prospettiva, la diminuzione del clero nel nostro Paese, che costringe a lasciare piccoli centri privi del loro pastore con il conseguente impoverimento della vita comunitaria, ha conseguenze non secondarie sulle vicende del patrimonio culturale ecclesiastico.
Quanto fin qui annotato circa la condizione dei beni culturali nella comunità ecclesiale non può certo giustificare disattenzioni o superficialità nel compito di salvaguardia di questo patrimonio di bellezza, che, se è della Chiesa, la Chiesa sa però essere destinato a tutta l’umanità. Di qui l’approntamento di ogni cautela nella tutela e nella conservazione del patrimonio culturale di cui la Chiesa è depositaria, a cominciare da quel fondamentale strumento di protezione che è l’accurata inventariazione dei beni. La collaborazione in questo ambito tra le stesse comunità ecclesiali locali e gli organismi dello Stato preposti alla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali è allo scopo essenziale.
Ma siamo anche consapevoli che tutto questo molte volte non basta. Ed ecco allora la meritoria opera svolta dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze sul territorio. La Mostra che questo catalogo illustra ne è una prova imponente. Ma ben consapevoli ne sono vescovi e parroci, che di questa generosa e qualificata attività hanno potuto avvalersi per il recupero di tante opere e oggetti di cui erano state private chiese, musei e altri luoghi di loro pertinenza. Questa mostra fiorentina è dunque anche un’ottima occasione per dire un pubblico grazie e rinnovare una salda collaborazione, che nel contrastare il crimine riporta alla pubblica fruizione un patrimonio che è di tutti e che la Chiesa conserva e propone per la crescita di tutti.