"l'Arma per l'Arte"
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Aspetti del sacro ritrovati
Galleria Palatina - Sala Bianca
21 novembre 2009 - 6 aprile 2010
Sandro Bondi
Ministro per i Beni e le Attività CulturaliLa manifestazione “L’Arma per l’Arte”, che celebra il quarantennale di fondazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale con le mostre di Napoli, Roma e Firenze, è da considerarsi un doppio Viaggio in Italia.
I reperti e le opere esposte, prese singolarmente e nella unitarietà delle tre esibizioni, il cui tratto comune è l’avvenuta restituzione alla pubblica e privata fruizione, sono senza dubbio un tale insieme di capolavori da lasciare stupito il visitatore.
Tale celebrazione è quindi anche un viaggio attraverso l’Italia della tutela e della salvaguardia dell’arte e della cultura.
Il Dicastero che ho l’onore di presiedere, infatti, ha nella tutela il suo compito precipuo, scolpito a chiare lettere nella nostra Costituzione.
L’Italia ha alle sue spalle un lungo e costante impegno nel campo della tutela. Ne sono testimonianza le sue leggi, sin dal lontano 1909, solo per citare quelle dall’Unità in poi, ne è testimonianza il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che, sin dalla sua istituzione nel maggio 1969, ha contribuito fattivamente a perseguire tale obiettivo, collezionando una serie di successi operativi la cui sintesi mirabile viene ora proposta attraverso la realizzazione di queste tre mostre.
E proprio l’azione capillare e incisiva che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha costantemente svolto in questi primi quaranta anni di attività è la prova che l’attenzione verso la salvaguardia dell’arte non è mai venuta meno né lo verrà nel futuro.
Ogni reperto, ogni dipinto, ogni opera esposta in ciascuna delle tre mostre, ci parla, è vero, di un illecito commesso e di un’offesa subita dal patrimonio culturale nazionale, ma anche di un felice e non certo casuale ritrovamento. Non è quindi solo puro godimento estetico o culturale quello che ogni visitatore percepirà nel percorrere le sale di Palazzo Reale, di Castel Sant’Angelo o della Galleria Palatina, ma anche intima soddisfazione nel constatare quali successi lo Stato abbia saputo cogliere nel difficile campo della sicurezza del nostro patrimonio culturale.
Non solo le moderne tecnologie, prima fra tutte la preziosa Banca Dati dei Beni Culturali sottratti, affidata dal Ministero ai nostri Carabinieri, ma, soprattutto, l’abnegazione e la passione del personale che l’Arma ha dedicato allo specifico compito, nonché la stretta sinergia operativa e d’intenti che si realizza grazie all’inserimento funzionale del Comando all’interno del Dicastero, fanno di questa azione di tutela un unicum che il mondo ammira, richiedendo sempre più spesso attività di formazione e di consulenza sia a favore di singoli Stati sia in seno a Organismi internazionali.
I furti nei Musei pubblici e privati sono stati da tempo ricondotti a numeri estremamente contenuti e, nel complesso, sono diminuiti di gran lunga rispetto a un passato non troppo lontano, anche gli scavi clandestini. Le istituzioni museali vanno progressivamente dotandosi di impianti di sicurezza sempre più sofisticati. La capillare campagna di documentazione e catalogazione e la ricca documentazione fotografica delle opere conservate ne rendono, di fatto, più difficile l’esportazione clandestina. Numerosi sono gli studi e le sperimentazioni volti a sviluppare efficienti strumenti di monitoraggio di siti archeologici e di altre aree protette.
Tutto ciò non può che inorgoglire me e quanti mi hanno preceduto nella guida del Ministero, insieme con gli altri protagonisti di questi risultati, i funzionari e gli impiegati del nostro Dicastero e delle sue articolazioni periferiche, così come l’Autorità Giudiziaria che ha diretto lunghe e complesse indagini nel settore, e le Forze di Polizia che operano quotidianamente nel contrasto anche a tali forme di criminalità, in primis l’Arma dei Carabinieri.
Sotto questo profilo, perciò, di fronte ai preziosi reperti della mostra di Napoli, Archeologia che ritorna, vasi, sculture, ornamenti, lo splendido Volto d’avorio, non potremo che provare soddisfazione per il loro salvataggio, avvenuto a volte in zone lontane del mondo.
Certamente nutriremo analoghi sentimenti osservando La Muta di Raffaello, presente nella mostra Antologia di meraviglie al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, che, grazie alle indagini dei Carabinieri, fu restituita nel 1976 al Palazzo Ducale di Urbino, da dove era stata trafugata l’anno precedente insieme con due capolavori di Piero della Francesca, entrambi recuperati dall’Arma nel quadro della stessa indagine.
E di sicuro trarremo motivo di identica soddisfazione quando, nella mostra di Firenze, Aspetti del Sacro ritrovati, avremo modo di considerare appieno lo straordinario lavoro compiuto dai Carabinieri a tutela anche del patrimonio culturale ecclesiastico e dell’arte sacra, laddove la passione per il bello e la creatività dell’artista trovano molto spesso un momento ancora più alto nella devozione dei fedeli. Un emblematico esempio potrà essere ammirato nella preziosa Crux veliterna rubata nel 1983 dal Museo della Cattedrale di San Clemente a Velletri (RM) e recuperata dopo 12 anni.
Dunque tali mostre, ognuna nella propria specificità e tutte insieme nel loro concatenamento logico e scientifico, intendono rappresentare un doveroso omaggio al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, reparto specializzato di eccellenza nel panorama italiano e internazionale. Ma assolvono anche a un compito più ampio della mera finalità agiografica: far crescere ulteriormente nei cittadini la consapevolezza di quello che rappresenta il patrimonio artistico e culturale, per la Nazione e per ognuno di noi, sottolineando nel contempo le difficoltà che pure permangono nel custodire, nel tutelare, nel salvaguardare la ricchezza più profonda del nostro Paese.
Per tale motivo, rivolgo un sincero ringraziamento a quanti hanno contribuito alla realizzazione delle varie tappe di questo importante evento; dall’esimio professore Antonio Paolucci, mio illustre predecessore alla guida del Ministero e Presidente del Comitato Scientifico, a tutti i componenti del Comitato stesso, agli Enti Territoriali interessati a vario titolo nel progetto espositivo, al Centro Europeo per Il Turismo, Cultura e Spettacolo, che ha seguito l’organizzazione delle connesse, molteplici iniziative.
Ogni scavo clandestino, nel distruggere il contesto archeologico di riferimento e, spesso, mutilando i reperti, lascia nella memoria e nell’identità collettiva una ferita che non si rimargina. Ogni furto o danneggiamento di un’opera d’arte, crea un vulnus nella coscienza nazionale prima ancora che nel patrimonio pubblico o privato. Pertanto, mostrare una parte così qualificata del nostro patrimonio culturale, rendere il giusto riconoscimento all’attività svolta da chi, per passione prima ancora che per dovere istituzionale, ne ha reso possibile il ritorno, non può che costituire un momento di piena condivisione e di reale attenzione verso quella che è la vera essenza della nostra identità: il rispetto per la nostra memoria e per le bellezze della nostra arte e della nostra cultura.