Presentazione di Cristina Acidini
Questa mostra ideata, progettata, voluta con forza dalla curatrice Ornella Casazza, che la ospita da direttrice nel “suo” Museo degli Argenti, approda alla realizzazione corredata dal bel catalogo di Giunti all’interno del programma di “Un anno ad Arte” che arriva, in questo 2009, alla V edizione. I partner del programma sono come di consueto l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze presieduto da Edoardo Speranza, e Firenze Musei, organizzazione operativa all’interno della concessionaria ATI-Giunti: e, grazie alla loro immediata condivisione e al loro affiancamento costante e costruttivo, la rassegna ha potuto raggiungere l’incisività e la qualità che il progetto meritava. L’Antico e il Novecento, l’Antico e noi, l’Antico dentro di noi: ecco una polarità nota, analizzata, ultimamente sviscerata da una serie di mostre e di contributi che hanno riportato con forza alla nostra consapevolezza – ove si fosse sopita – la presenza, la vitalità, l’attualità dello sterminato patrimonio di temi e d’immagini dell’antichità mediterranea, forgiato dal Gotico e dal Rinascimento e giunto fino ad oggi.
Potremmo attardarci e anche divertirci a discutere, se le presenze di morfemi arcaici e classici in tante espressioni artistiche del secolo appena concluso siano delle ricomparse dopo un periodo di oblio; oppure siano manifestazioni, come tante altre, di una ininterrotta convivenza con forme archetipiche resistenti attraverso i mutamenti dei linguaggi figurativi; oppure siano episodi di moderna erudizione, che estrae citazioni dall’Antikenmagazin della memoria individuale e collettiva.
Per questa proliferazione novecentesca di ricordi d’ogni fonte ed epoca occorrerà – e benissimo lo fanno gli autori dei saggi in catalogo – mettere in conto l’ubriacatura d’immagini che stordì chi cominciò ad avere a disposizione quantità progressivamente crescenti di fotografie, di riviste, di libri illustrati. Non una mole, certo, paragonabile a quella che ci raggiunge oggi dai mondi della comunicazione visiva, reale e virtuale: ma di sicuro superiore a tutto ciò che la mente umana aveva potuto, fino ad allora, sognare o desiderare. E dunque oltre all’Antico anche Giotto e Masaccio, El Greco e Caravaggio, per citare alcuni degli artisti più amati, studiati e interiorizzati, si rileggono in filigrana – e alle volte si manifestano – in espressioni artistiche innovative e tuttavia memori di una sterminata e pluralistica tradizione figurativa.
Nell’approccio attentamente sfaccettato che gli autori del catalogo ci offrono, non mancano osservazioni di particolare interesse riguardanti i saggi di storia dell’arte, specie gotica e rinascimentale, scritti da artisti. Non ci sorprende che certi “mestieri” culturali fossero ancora, in pieno Novecento, sovrapponibili e coincidenti: solo da alcuni decenni il “museologo-museografo” corrisponde a un sapere specifico, o forse meglio a un’organizzazione di saperi specifici diversi; così come, per fare un altro esempio, il restauratore non è più, se pure lo è mai stato, un “artigiano”.
E la storia dell’arte era nel Dopoguerra una disciplina ancor giovane, che aveva avuto bisogno di grandi fondatori per raggiungere una sua forma di autonomia dalla storia dall’un lato, dalla pratica artistica dall’altro. Ma c’è dell’altro. Le citazioni e più ancora alcune splendide foto dove si vedono Longhi, Vitali, Morandi, Brandi e altri ancora rievocano la circolarità degli interessi e delle ricerche tra storici dell’arte, collezionisti, artisti, e potremmo aggiungere i letterati così come i grandi mercanti d’arte, e ci rammentano i valori della condivisione e dello scambio quali fattori di reciproca crescita culturale. Valori che rischiamo di dimenticare, per eccesso di concentrazione nei rispettivi lavori e ambiti, e per carenza di dialogo. Sia questa mostra, dunque, anche d’ispirazione per i potenziali fautori e protagonisti di un ennesimo e benvenuto ritorno dell’Antico fra noi.
Cristina Acidini
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Potremmo attardarci e anche divertirci a discutere, se le presenze di morfemi arcaici e classici in tante espressioni artistiche del secolo appena concluso siano delle ricomparse dopo un periodo di oblio; oppure siano manifestazioni, come tante altre, di una ininterrotta convivenza con forme archetipiche resistenti attraverso i mutamenti dei linguaggi figurativi; oppure siano episodi di moderna erudizione, che estrae citazioni dall’Antikenmagazin della memoria individuale e collettiva.
Per questa proliferazione novecentesca di ricordi d’ogni fonte ed epoca occorrerà – e benissimo lo fanno gli autori dei saggi in catalogo – mettere in conto l’ubriacatura d’immagini che stordì chi cominciò ad avere a disposizione quantità progressivamente crescenti di fotografie, di riviste, di libri illustrati. Non una mole, certo, paragonabile a quella che ci raggiunge oggi dai mondi della comunicazione visiva, reale e virtuale: ma di sicuro superiore a tutto ciò che la mente umana aveva potuto, fino ad allora, sognare o desiderare. E dunque oltre all’Antico anche Giotto e Masaccio, El Greco e Caravaggio, per citare alcuni degli artisti più amati, studiati e interiorizzati, si rileggono in filigrana – e alle volte si manifestano – in espressioni artistiche innovative e tuttavia memori di una sterminata e pluralistica tradizione figurativa.
Nell’approccio attentamente sfaccettato che gli autori del catalogo ci offrono, non mancano osservazioni di particolare interesse riguardanti i saggi di storia dell’arte, specie gotica e rinascimentale, scritti da artisti. Non ci sorprende che certi “mestieri” culturali fossero ancora, in pieno Novecento, sovrapponibili e coincidenti: solo da alcuni decenni il “museologo-museografo” corrisponde a un sapere specifico, o forse meglio a un’organizzazione di saperi specifici diversi; così come, per fare un altro esempio, il restauratore non è più, se pure lo è mai stato, un “artigiano”.
E la storia dell’arte era nel Dopoguerra una disciplina ancor giovane, che aveva avuto bisogno di grandi fondatori per raggiungere una sua forma di autonomia dalla storia dall’un lato, dalla pratica artistica dall’altro. Ma c’è dell’altro. Le citazioni e più ancora alcune splendide foto dove si vedono Longhi, Vitali, Morandi, Brandi e altri ancora rievocano la circolarità degli interessi e delle ricerche tra storici dell’arte, collezionisti, artisti, e potremmo aggiungere i letterati così come i grandi mercanti d’arte, e ci rammentano i valori della condivisione e dello scambio quali fattori di reciproca crescita culturale. Valori che rischiamo di dimenticare, per eccesso di concentrazione nei rispettivi lavori e ambiti, e per carenza di dialogo. Sia questa mostra, dunque, anche d’ispirazione per i potenziali fautori e protagonisti di un ennesimo e benvenuto ritorno dell’Antico fra noi.
Cristina Acidini
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

