In occasione dei quarant'anni dalla apertura del Museo delle Porcellane di
Palazzo Pitti, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed
Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e l'Associazione
Amici di Doccia hanno voluto ricordare questo felice anniversario con una
mostra che metta in evidenza al contempo l'importante collezione museale
di Palazzo Pitti e la produzione della manifattura di Doccia del periodo fra
la dominazione napoleonica e la Restaurazione lorenese (1800-1830).
Il cambiamento che l'avvento dell'impero napoleonico portò nel governo
della Toscana ebbe i suoi riflessi nelle discipline artistiche fin dal regno
di Etruria (1801-1807) con Luisa di Borbone Parma, ma soprattutto negli
anni della presenza di Elisa Baciocchi. La sorella di Napoleone, dapprima
principessa di Lucca e Piombino (1805-1809) e poi granduchessa di
Toscana (1809-1814), promosse un rinnovato interesse per le arti di cui da
tempo si sentiva la mancanza. Il suo mecenatismo non soltanto richiamò
a Firenze scultori, pittori e musicisti, ma sostenne anche le industrie
artigiane toscane, incentivando la lavorazione della seta, della mobilia e
della porcellana.
In questo nuovo fervore artistico, la manifattura di Doccia ebbe un posto di
rilievo, accogliendo importanti influssi francesi sia nella ricerca delle forme
che nei moduli decorativi.
In particolare, la manifattura, sotto l'illuminata direzione di Carlo Leopoldo
Ginori Lisci (1792-1838) fu partecipe di importanti innovazioni tecniche e
stilistiche provenienti dalla Francia, creando una tipologia decorativa che
rimase in voga fino a tutto il terzo decennio del XIX secolo.
L'influenza dello stile impero francese continuò infatti con il ritorno a
Firenze di Ferdinando III di Asburgo Lorena che, rientrato dal suo esilio a
Würzburg, ebbe modo di integrare le raccolte granducali con le porcellane
di Sèvres donategli da Napoleone Bonaparte.
L'arrivo di questi importanti donativi di porcellana ebbe un forte impatto
sullo sviluppo artistico della manifattura Ginori, che negli anni della prima
Restaurazione lorenese non solo copiò alcuni di questi modelli, ma perfezionò
la sua produzione grazie all'intenso scambio con le manifatture francesi, in
particolare con Sèvres di cui era direttore Alexandre Brongniart.
L'apporto di artisti stranieri, fra cui Jean David, Joseph de Germain e
Abraham Constantin, abilissimi nella riproduzione su porcellana delle
opere delle antiche Gallerie Fiorentine e chiamati a formare giovani pittori
della manifattura come Giuseppe Baldassini e Giovanni Fanciullacci, portò
ad un ulteriore innalzamento della qualità della manifattura.
Attraverso lo spoglio di documenti provenienti dagli archivi della Corte
Lorenese, dal Museo di Doccia e dall'archivio Ginori Lisci, verrà esaminato
quanto eseguito e venduto dalla manifattura Ginori nel primo trentennio
dell'Ottocento, gettando così nuova luce sia sui committenti che sui diversi
artisti attivi nella manifattura.
In particolare, in collaborazione con il Museo di Sèvres, verrà indagata
l'opera del pittore ginevrino Abraham Constantin, attivo a Sèvres e inviato
a Firenze per copiare su porcellana i più noti quadri delle Gallerie Fiorentine;
un nucleo importante di opere di Abraham Constantin fu acquistato da Carlo
Alberto di Savoia Carignano ed è oggi alla Galleria Sabauda di Torino.
La mostra sarà composta da circa centoventi opere per la maggior parte
provenienti dalle raccolte di Palazzo Pitti e dal Museo Richard-Ginori
della manifattura di Doccia, dai principali musei italiani e francesi che
raccolgono questo genere di manufatti e da collezioni private.